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Archive for giugno 2011

Fare o parlarne…

Avremmo voluto averne il tempo, quello di sederci con calma e metterci a parlare di ogni cosa, con tutto il tempo possibile, come ci appare che qualcuno si aspetta da noi della Casa dei Popoli. Fare cento riunioni in cui chiedere ad ogni iscritto di dirci il suo parere sul fatto che poi avremmo dovuto affrontare qualche problema condiviso. Problemi di altri, non nostri. Nostri, se mai, restano i tempi in cui decidiamo di muoverci, invece di chiedere riunioni e partecipazione alle attività che abbiamo da svolgere, agli impegni che nessuno ci impone di assumere, ma che ci siamo assunti nel momento in cui abbiamo condiviso il progetto politico della casa dei Popoli. Il nostro essere sazi democratici con un periodo di crisi che ci intimidisce, ma anche col progetto delle vacanze da mettere a punto, e con la consolidata consuetudine a costituire una commissione per ogni cosa, per complicare anche le cose semplici.  L’abitudine ad affrontare gli impegni che incombono, con tutta la calma possibile (tanto…che fretta c’é?…) ci porta a sentirci orribilmente offesi se qualcuno manca di consultarci su ogni respiro, su ogni inezia. Al punto che il nostro impegno è speso tutto in questo sforzo e non nel valutare se avremmo dovuto muoverci immediatamente per tentare di salvare, o di aiutare qualcuno ( persona, essere vivente) a riacciuffare un destino che la guerra ( fatta, anche, le nostre bombe) gli hanno tolto. Noi ci inalberiamo giustificatamente, se la nostra DEMOCRAZIA viene offesa da qualcuno che fa senza prima dire, senza chiedere il permesso assembleare dove noi, costruttori a fiato di chissà quante decisioni, operative e DEMOCRATICHE  ma mai attuate, noi,  citatori mestieranti di cento e mille GRANDI SAGGI del passato, di scrittori di grande spessore storico e culturali, chiamati tutti a bocconi e stralci a testimoniare che sappiamo più di altri, NOI CI INALBERIAMO PER DIRITTO  e, aprendo tutte le valvole di sfiato che abbiamo gridiamo, gridiamo verso “…chi deve intervenire per fermarlo…” che il pericolo che si corre, nel mancare di chiedere all’ultimo burocrate logorroico, instanchevole dello scritto demolitorio di chi fa, che ” riunirsi per decidere, per sapere, per poter dire di si o di no, é più importante che intervenire dove necessita con fermezza prima di assemblearsi in una riunione perenne dove i masturbatori  mentali, capaci di spendere le loro energie degli ultimi due mesi solo in operazioni demolitorie verso il GRANDE ACCENTRATORE, offensore della democrazia e della partecipazione ( e dei salotti da thè dei perditempo) continua a fare senza chiedere se loro signori sono d’accordo, se sono pronti. Pronti non già di fare ma, almeno, di lasciare che altri facciano. Col loro permesso, s’intende.

Facevamo le cose che abbiamo fatto, praticamente tutte le cose che si sono fatte negli ultimi due mesi col nome della Casa dei Popoli, supponendo che chi è scappato da una guerra drammatica avesse il problema di ritrovare un minimo di umanità della propria vita, non che fosse qui per farci misurare sulla loro pelle. Siamo contenti di aver osato pensando al peggio che doveva essere dimenticato nella loro vita, scorie drammatiche che vogliamo aiutare a togliere dalle loro giovani menti che hanno bisogno di ritrovare un sorriso, una speranza.

Poi abbiamo voluto praticare ( senza chiedere il permesso a chichessia e non gliene chiediamo scusa) quella proposta antica ormai fatta (sempre dalla stessa mente antidemocratica che ha partorito la Casa) di aggiungere un posto a tavola la domenica per accogliere qualcuno di loro alla nostra tavola, ed è in questa occasione che abbiamo scoperto il contenuto dei loro cellulari. Non li abbiamo spiati, li hanno aperti loro per condividere con noi la loro musica, le loro foto e, solo casualmente ci hanno fatto vedere i loro video. Pensavano che non ci interessassero, ridevano facendoceli vedere. Ci siamo chiesti come mai ridessero di fronte a tanta drammatica realtà vissuta e dalla quale erano scampati solo per caso (  “Dio non ci  ha voluto” ) questo ci dicono di fronte alla morte che cogliendo tanti di loro, nel deserto del Sahara, attraversato senza acqua nè cibo, in otto giorni di marcia con vecchi camioncini scoperti, senza sostegni o ripari.  Ridono per poterle guardare con distacco, non lo facessero sarebbero travolti mentalmente dalla tragedia.

Non vi chiediamo se siete d’accordo ad aggiungere un posto alla vostra tavola, non vi biasimeremo se ci chiederete ancora una volta, una commissione per decidere se potevamo invitarli. Lo abbiamo fatto e pensiamo di ripetere l’errore.

Voi intanto potreste riunirvi, magari dopo aver guardato i video di cui allego i link, e poi fateci sapere cosa avete deciso DEMOCRATICAMENTE.

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         Abbiamo ricevuto indietro, dalla partita di calcio organizzata dalla Casa dei Popoli, ben ripagati tutti gli sforzi che avevamo fatto per organizzarla. Quello che ci lascia completamente soddisfatti é l’attenzione che i giornali hanno dato ai ragazzi,veri attori della serata. I cronisti hanno messo, giustamente in risalto, sia i ragazzi neri di Forno che quelli bianchi di Coazze. La partita difatti  era stata organizzata non solo per inserire i neri tra noi, ma anche provocare un contatto diretto tra due popoli e stare a guardare cosa succedeva.Ed é successo quello che ci auguravamo: abbiamo visto pregiudizi e timori sciogliersi come neve al sole. Neppure per un attimo si sono respirate tensioni o timori e non solo in campo, dove la bella partita ha divertito tutti i convenuti, ma anche fuori, dove le ragazze nere e quelle bianche hanno fatto immediatamente amicizia. Loro in campo hanno pareggiato, ma ha ragione Marco Margrita nel dire che è stata una partita in cui hanno vinto tutti, dentro e fuori campo.

Hanno perso invece, e senza incertezze, tutti coloro che non hanno creduto in questo evento, coloro che hanno disertato l’impegno e la partita nella strana speranza di registrare un insuccesso. La casa dei Popoli promuoverà ancora incontri simili, certi come siamo che nuove energie si aggiungeranno alle nostre e che festa sarà.

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Per iscriversi tra gli abitanti della casa dei Popoli basta inviare i propri dati a       casadeipopoligiaveno@gmail.com

fare un versamento di almeno 15 euro (per un anno di adesione) sul codice iban IT84B033596768451030001506

la tessera personale sarà spedita all’indirizzo segnalato. Chiedere la residenza nella Casa dei Popoli permetterà di ricevere tutti gli aggiornamenti sulle iniziative che ci vedono protagonisti, dà diritto di partecipazione e di voto a tutte le riunioni degli iscritti, rende possibile poter organizzare riunioni e sezioni della Casa nel vostro Comune.

invito personale del Presidente Luciano Allais e del vicepresidente Fernando Martella

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Lorenzo Del Boca  cittadino abitante della Casa dei Popoli

 

 

 

 

 

Non credo che ci sia molto da dire su una richiesta di residenza nella nostra Casa che arriva da una persona di tale statura. Giornalista e scrittore e …Presidente nazionale dell’ordine dei giornalisti dal 2001 al 2010 (primo eletto per la terza volta consecutiva)  per poter sapere tutto il necessario di chi é Lorenzo, basta mettere il suo nome in un motore di ricerca: Siamo entusiasti e…senza parole dalla contentezza: Ben arrivato tra noi, Lorenzo.

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Pareggiano una bella partita giocata veloce quanto corretta. Gli African people’s vanno in vantaggio sul due a zero ma poi si fanno sotto con più decisione gli amici di Manuel e Diego dei Cusinòt e mettono a segno un temporaneo pareggio, il secondo gol su rigore. Poi sono  i coazzesi che vanno in vantaggio,  nel secondo tempo di nuovo su rigore ed infine gli african’s mettono a segno un bel pareggio con Victor (autore di una doppietta). Nel finale i ragazzi neri della Casa dei Popoli potrebbero chiudere la partita , ma l’ottimo spunto di Shetima è parato in modo impeccabile dal portiere di Coazze. Una corona di spettatori che ha reso all’incontro una bella cornice, ha applaudito le prodezze di questi ragazzi che per la prima volta da quando sono giunti in Italia, si sono trovati a combattere per una vittoria sportiva che era utile per scacciare i rumori della guerra ancora dentro le loro orecchie. un pareggio sportivo che è una netta vittoria per 3 a 0 agli assenti, che hanno mancato una grande occasione di festa. grande soddisfazione di tutti  e la promessa di ripetere l’esperienza al più presto.

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I ragazzi africani di Forno di Coazze hanno formato una squadra di calcio che domani incontrerà gli amici della pizzeria “Dai Cusinòt” di Coazze. Diego e Manuel, proprietari del locale hanno mobilitato i loro amici e domani, 15 giugno, alle 21,00 si ritroveranno sul campo di calcio del Pacchiotti di Giaveno, per una gara amichevole. La partita è il frutto dell’impegno della Casa dei Popoli che ha organizzato l’evento, ma che ha visto mobilitare intorno ai profughi africani, la solidarietà di molti Comuni non solo della Valsangone. Da Avigliana difatti sono arrivate le scarpe da calcio che permetteranno domani ai ragazzi arrivati da Lampedusa di correre sull’erba del campo di calcio insieme ai magnifici ragazzi di Coazze.

Dal Comune di Giaveno é arrivato il pulmino che insieme a quello della croce rossa, risolveranno il problema del trasporto da Forno a Giaveno e ritorno. Dalla scuola calcio di Giaveno arrivano in prestito i palloni.

Da molti cittadini abbiamo ricevuto aiuto e belle parole di approvazione. Tutti insieme per una serata contro il razzismo e per una cultura di pace e di scambio culturale tra i popoli. il motivo vero per il quale, il dieci maggio è nata la Casa dei Popoli di Giaveno, con l’intento di raccogliere intorno a sè, tutte le istanze democratiche dei paesi intorno.

Prossimamente infatti, i dirigenti della Casa dei Popoli avranno diversi incontri con le istituzioni e le associazioni di ogni paese per presentare il loro progetto e raccogliere proseliti.

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